Una bufera economica sul Venezuela
 
Una bufera economica sul Venezuela


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di Paolo Menchi - 17 Gennaio 2010
In questi ultimi mesi il Venezuela sta vivendo un periodo di acuta crisi economica, nonostante sia sempre uno dei principali produttori di petrolio al mondo. Secondo i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale, l'inflazione nel 2009 ha raggiunto il 29%...



...(la seconda più alta del mondo, dopo il Congo) e i supermercati ormai non etichettano nemmeno più i prezzi, vista la rapidità del loro cambiamento, ma spesso mettono a disposizione del pubblico dei lettori di codici a barre affinché i clienti abbiano un'idea del prezzo del prodotto prima di metterlo nel carrello.
Il governo si difende ricordando che esistono linee di alimenti a basso prezzo, distribuiti tramite una rete statale e che i tassi ufficiali di inflazione sono calcolati solo sulla base dei prezzi del settore privato e non tengono conto dei programmi gratuiti o con contributo governativo, attuati per gli alimenti, l'educazione e la salute.
Secondo l'opposizione, oltre alla scarsa qualità dei prodotti con distribuzione pubblica, bisogna porre l'accento sulla mancanza di investimenti di cui soffre il Paese dopo le varie nazionalizzazioni effettuate, che tengono lontane le imprese straniere e non fanno decollare la produzione locale, accentuando così la dipendenza dall'estero.
Nonostante le rassicurazioni governative in questi giorni è stata annunciata una svalutazione della moneta nazionale creando due livelli di cambio.
Il tasso ufficiale di cambio contro dollaro del bolivar era di 2,15. Per i settori quali alimentari, salute, macchinari, scienza, tecnologia e rimesse degli emigrati il nuovo cambio sarà di 2,6 bolivares per ogni dollaro. Il secondo livello di cambio di 4,3 bolivares per dollaro sarà invece applicato ai settori delle automobili, commercio, telecomunicazioni, chimica, metallurgia ed altri ancora, per quello che è chiamato "el dolar petroleo".
Oltre ai due livelli ufficiali persiste ancora il cambio parallelo con un dollaro nettamente più alto.
La decisione viene dopo che il governo aveva più volte negato di voler ricorrere alla svalutazione per permettere l'importazione di prodotti alimentari (ben il 90% del fabbisogno) a prezzi più convenienti, in attesa che "nella transizione tra capitalismo e socialismo lo Stato possa prendere il controllo dei mezzi di produzione"
Evidentemente gli effetti della crisi finanziaria internazionale, il crollo del prezzo del petrolio ed il ricorso massiccio al mercato parallelo dei dollari hanno fatto lievitare i prezzi al punto da costringere il governo ad intervenire soprattutto per "stimolare le esportazioni", per favorire le quali è stato annunciata la creazione di un fondo apposito.
Ma l'opposizione è insorta, convocando anche una mobilitazione generale per il prossimo 23 Gennaio, paventando un ulteriore aggravamento dell'inflazione ed una riduzione del potere di acquisto dei cittadini.
Come non bastasse, il Venezuela deve affrontare anche una grande crisi energetica, cosa che sembrerebbe impensabile in un paese dell'Opec, dovuta, secondo fonti ufficiali, al fenomeno meteorologico de "El niño"che ha provocato scarse piogge, con conseguente diminuzione dell'energia prodotta dalla centrale idroelettrica di Guri.
Per facilitare la riduzione del consumo di acqua ed energia elettrica sono state prese delle decisioni simili a quelle che attuano da anni a Cuba, quali l'interruzione dell'erogazione del servizio elettrico per quattro ore al giorno(ad esclusione di ospedali e centri educativi).
Piuttosto allarmanti le dichiarazioni di Chavez che ha invitato i venezuelani ad andare al bagno di notte utilizzando una lanterna e di fare la doccia in massimo tre minuti.
Passando dall'economia alla politica ci si chiede quali possano essere le conseguenze della difficile situazione economica sulla popolarità di Chavez e in che direzione possa andare il Venezuela in caso di mancata rielezione dell'attuale presidente nelle elezioni del 2012.

Tratto da: clarissa.it

 
 
 
 







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